Imbocco il sentiero e piano piano sento la mia mente svuotarsi dai problemi dallo stress quotidiano, come se entrassi in un altro mondo in una dimensione dove il passato non esiste, e finalmente, mi sento svuotato dall’odio, dalla rabbia, dalla delusione che sfinisce la mia vita quotidiana. Finalmente posso sorridere con un sorriso vero, diverso dal sorriso di tutti i giorni, sorrido, perché posso sentire la pace interiore che si fonde con la quiete esteriore. Riesco a sentire il battito accelerare ma non mi accorgo della fatica, perché la mia mente lascia spazio solo ai sensi per captare i profumi che arieggiano in quella brezza frizzantina che riempie i polmoni e tutta la mia anima di gioia, quella gioia che trovo solo sul sentiero che mi porta in alto nel mio mondo tra le montagne. [Anonimo]

L’attività fisica, in particolare quella di tipo aerobico (camminare, correre) ha un’azione protettiva per il cervello e il tessuto nervoso in genere. Diversi studi hanno dimostrato un incremento delle abilità cognitive, un’attenuazione dei deficit motori, stimolazione della neurogenesi (produzione di nuove cellule nervose), miglioramento dei deficit in malattie neurodegenerative, come l’Alzheimer e la sclerosi multipla.

La regolare attività fisica ha l’effetto di un potente antinvecchiamento, grazie al blocco della perdita di neuroni legati all’età. Gli effetti cerebrali dell’esercizio fisico sono addirittura simili a quelli prodotti dai più moderni farmaci antidepressivi e ansiolitici.

La spiegazione di questi benefici si trova nell’incremento a seguito di attività fisica, della produzione di una proteina di derivazione cerebrale, la BDNF (Brain-Derived Neurotrophic Factor – Fattore Neutrofico di Derivazione Cerebrale) che ha un effetto neuroprotettivo e neruotrofico, cioè aumenta la capacità di sopravvivenza dei neuroni e promuove la crescita dei prolungamenti cellullari. L’effetto è potenziato se l’attività viene praticata nelle ore della giornata con più luce.

Entrare in contatto con ambienti naturali fa bene alla mente, riduce l’ansia, lo stress, promuove stati d’animo positivi aumentando l’autostima e la fiducia in se stessi. Questa relazione è stata evidenziata da diverse ricerche, ed oggi il contatto con la natura è divenuto elemento centrale o parziale di alcune forme di terapia.

In diversi paesi europei sono già attivi, da diversi anni, programmi terapeutici che hanno come scenario la montagna e le riserve naturali: in Russia, è stato sperimentato un campeggio “terapeutico” in montagna, rivolto a pazienti schizofrenici; in Germania è stato proposto un programma terapeutico di due settimane in montagna con attività di arrampicata, di volo, ginnastica e yoga.

La montagnaterapia

La montagnaterapia è un approccio di tipo terapeutico-riabilitativo e/o socio-educativo che, utilizzando la montagna come ambiente terapeutico, consente di fare prevenzione, cura e riabilitazione di differenti problematiche, patologie o disabilità. Essa si svolge all’interno di gruppi (dai tre ai dieci partecipanti). Si rivolge all’interezza e inscindibilità della persona e del sé, in relazione con il contesto secondo il paradigma bio-psico-sociale, ponendosi l’obiettivo di promuovere quei processi evolutivi legati alle dimensioni potenzialmente trasformative della montagna.

Le dinamiche di gruppo consentono di annullare le differenze, le etichette sociali, agendo sul livello relazionale ed emotivo. Si è accomunati da obiettivi e mezzi, e tutti i partecipanti sono ugualmente importanti. Attraverso il confronto sulle difficoltà si trasferiscono le paure dall’interno all’esterno. La condivisione di fatiche, paure, il dormire insieme, lo stare a contatto per tutta la giornata, crea delle relazioni che vanno al di là dell’esperienza comune. Ciò rende il viaggio, non solo scoperta di luoghi, ma per prima cosa di persone: uno stare con se stessi e l’altro. Quando si è stanchi di camminare, il pensiero del gruppo che deve raggiungere insieme la vetta o il rifugio, diventa uno stimolo a continuare.

La montagna porta l’individuo a riappropriarsi del tempo, alzarsi presto al mattino per raggiungere alla sera il rifugio, regolare il passo e sapere quando fermarsi. Trascorrere del tempo lontano dai luoghi dove si è connotati dagli altri come malati, è di per se terapeutico, e consente di darsi la possibilità di ricominciare da capo, riproporre se stessi in maniera nuova. Il raggiungere la vetta, imparando a misurare le proprie energie e il proprio passo, diventa metafora dell’uomo che cerca di trovare “fuori di sé” il significato della propria vita. Camminare in montagna significa mettere a contatto la parte malata e la parte sana, la parte forte e la parte debole dell’individuo, concentrando il lavoro sulla parte sana. Affinché la montagna abbia il suo effetto, è però necessario che l’individuo sappia regalarsi un tempo sufficientemente lungo perché essa possa radicarsi nella sua esperienza.

Andare in montagna ha un effetto benefico strutturante sui soggetti psicotici, grazie alla necessità di essere sempre costanti e forti. Lo dimostrano le attività in montagna, con questo tipo di pazienti, svolte dalla Asl di Roma e di Rieti in collaborazione con la sezione romana del Club alpino italiano ed alcune esperienze pilota realizzate dalla fondazione Emilia Bosis di Bergamo.

All’interno delle attività si utilizzano tecniche proprie delle discipline della montagna (frequentazione dell’ambiente montano, pratica escursionistica o alpinistica, sci, arrampicata, ecc.), per tempi brevi o per periodi della durata di alcuni giorni. Il lavoro viene sempre integrato con le terapie già in atto.

Le attività di montagnaterapia vengono progettate ed attuate soprattutto nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale o in contesti socio-sanitari accreditati, attraverso l’importante partecipazione del Club Alpino Italiano e di altri Enti o Associazioni accreditati del settore. Per maggiori informazioni ed iniziative vi invito a vistare il sito http://www.montagnaterapia.it/