La morte, il più atroce dunque di tutti i mali, non esiste per noi. Quando noi viviamo la morte non c’è, quando c’è lei non ci siamo noi. Non è nulla né per i vivi né per i morti. Per i vivi non c’è, i morti non sono più. [Epicuro]

Il dolore in seguito alla morte di qualcuno che ci era vicino è una reazione universale, normale, umana, nonché altamente individuale. Normalmente la reazione e i vissuti sono immediatamente intesi dopo la perdita e diminuiscono nel tempo. Diversi studi hanno dimostrato che la relazione con la persona deceduta e il legame verso di essa continuano anche dopo la sua morte, potremmo dire che un individuo muore solo quando muore la memoria che ne abbiamo.

La reazione al lutto è molto personale è può essere influenzata da diversi fattori:

  • L’età, ad esempio un bambino ha “meno” strumenti per comprendere e accettare la perdita.
  • Il tipo e la natura del rapporto con la persona deceduta.
  • Il modo in cui la persona è morta e la prevedibilità dell’evento.
  • Religione e cultura.
  • Disponibilità di sostegno dei familiari, amici e comunità.

A livello fisico è stato dimostrato che dal momento del lutto, fino a un anno, si è maggiormente vulnerabili a malattie, a causa del sistema immunitario indebolito. Si possono anche avere difficoltà ad addormentarsi e problematiche con il cibo. É quindi fondamentale non trascurarsi e cercare di vivere in maniera sana.

Un lutto definito “complicato” è costituito dall’intensificarsi del dolore, che non conduce all’assimilazione della perdita, ma invece a comportamenti stereotipati e ripetitivi e a un funzionamento compromesso. A questi effetti possono aggiungersi reazioni quali: depressione, stati di ansia e disturbo post traumatico da stress. All’interno delle terapie cognitive la centralità dell’intervento è posto sui pensieri e sulla comprensione delle perturbazioni emotive, rielaborando i significati connessi all’evento della perdita.

Come affrontare al meglio il lutto

É importante non trascurarsi, isolarsi o smettere di prendersi cura di sé. Per evitarlo possiamo darci delle gratificazioni, uscire, stare in compagnia di amici e in caso di bisogno non avere timore di rivolgersi a uno psicologo o uno psicoterapeuta.

Scrivere un diario, raccontare la propria storia e il proprio vissuto legato alla perdita. Scrivere lettere alla persona deceduta, piantare un albero commemorativo o commemorarne la vita in qualsiasi modo.

Trascorrere del tempo con la famiglia: parlare della persona deceduta, piangere insieme e condividere i sentimenti. É importante non sentirsi soli ma essere sostenuti e incoraggiati. Attraverso l’incontro con l’Altro si può ricordare che la vita è degna di essere vissuta.

Includere attività giornaliere o settimanali che piacciono e che offrono emozioni positive. Avere fiducia ed essere gentili verso se stessi, mantenendo alta la propria autostima. Una buona idea potrebbe essere iniziare qualche sport, il rilascio di endorfine conseguente all’attività fisica è una potente medicina contro gli stati depressivi e ansiosi.

Vivere il dolore, non avere paura di esprimere le emozioni. Molte persone evitano di piangere perché pensano che potrebbe essere un segno di debolezza. Tuttavia, è importante piangere perché libera le emozioni. La tristezza e il dolore per la perdita non scompaiono in una notte, serve tempo, ma è certamente possibile ritornare alla vita di prima.

Non seguire tabelle, modelli, o l’idea di chiunque, su come o quando si dovrebbe o non dovrebbe vivere il lutto. Il processo che porta a superare la perdita è individuale e quindi dettato da tempi e modalità diverse. Talvolta però si può restare bloccati per lungo tempo, senza riuscire ad accogliere l’accaduto: in questi casi è sempre bene rivolgersi a un esperto. Lutti non elaborati possono addirittura essere trasmessi alle generazioni successive, eredi di un profondo dolore affidatogli inconsapevolmente dai propri cari.